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La Sacrestia



Il dipinto raffigurante una Gloria di angeli con strumenti della Passione sulla volta della sagrestia della chiesa di Santa Maria di Montesanto è in pessimo stato di conservazione.

La sagrestia venne realizzata nel 1678 dall’architetto Carlo Fontana grazie all’intervento del cardinale Girolamo Gastaldi nel ruolo di committente e sotto la supervisione di Gian Lorenzo Bernini.

La volta, a botte ribassata, è sorretta da pennacchi ed imposte ornate con decorazioni pittoriche che fingono elementi plastici in stucco parzialmente dorati.

Al momento non disponiamo di notizie che ci consentano l’attribuzione dell’opera pittorica e pertanto bisogna affidarsi ad osservazioni di natura stilistica; la critica pensa sia di Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio (1639-1709). Il dipinto non è un affresco, fu eseguito a tempera su muro e si presenta molto danneggiato perché è sensibile all’umidità.

Numerose superfici pigmentate sono in parte distaccate dal fondo e sono in pericolo di caduta, medie e grandi lacune testimoniano il degrado dell’opera sia sull’iconografia architettonica che figurativa.

Il degrado percuote anche le superfici in stucco modanato che risultano essere abrase e nei casi peggiori perdute.

L’intervento di restauro mira ad arrestare la superficie pittorica e la preparazione propria con adesivi acrilici compatibili con l’opera. L’operazione assicurerebbe che le superfici, in procinto di caduta, vengano fissate e spianate nuovamente alla volta, così che la pellicola pittorica ben salda possa essere, in un secondo tempo pulita, asportando polvere, grassi e fumi, sostanze organiche e non che sino ad oggi si sono attecchite alle superfici. La pulitura sarà eseguita sia a secco con gomme morbide ad alta densità sia chimicamente, con solventi apolari per non indebolire il dipinto a tempera.

Le abrasioni superficiali e le lacune verranno risarcite con uno stucco composto da malta aerea idoneamente levigata e trattata e costituirà il fondo per il reintegro.
Il ritocco pittorico verrà eseguito secondo un codice dei beni culturali che prevede la reintegrazione pittorica delle superfici molto misurata che di volta in volta verrà decisa di comune accordo con la Soprintendenza di appartenenza.

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